Medicina e ricerca

Epatiti virali: il sommerso è la grande sfida per la sanità pubblica

di Gianpiero D’Offizi*

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24 Esclusivo per Sanità24

Le epatiti virali rappresentano un importante problema di sanità pubblica a livello globale. Si tratta di un’infiammazione del fegato causata da diversi virus che conducono a una serie di problemi di salute, alcuni dei quali possono essere fatali. Esistono cinque tipi principali di virus dell’epatite, indicati come A, B, C, D ed E. Sebbene tutti causino malattie del fegato, differiscono tra loro in modo importante per modalità di trasmissione, gravità della malattia, distribuzione geografica e prevenzione. In particolare, i tipi B e C portano alla cronicizzazione dell’infezione in centinaia di milioni di persone e insieme sono la causa più comune di cirrosi epatica, cancro al fegato e morte correlata all’epatite virale. Si stima che 354 milioni di persone in tutto il mondo convivano con l’epatite B o C e, per la maggior parte, i test e le cure restano fuori portata. I sintomi dell’epatite acuta possono includere febbre, affaticamento, perdita di appetito, nausea, vomito, dolore addominale, urine scure, feci chiare, dolori articolari e ittero. Ma molte persone affette da epatite non presentano sintomi e pertanto non sanno di essere infette. Il virus dell’epatite A si diffonde mangiando cibi o bevande contaminati ovvero attraverso l’esposizione alle feci di una persona contagiata.

L’epatite B si diffonde principalmente attraverso il contatto diretto con sangue, liquido seminale e altri fluidi corporei. Anche l’effettuazione di tatuaggi o piercing con strumenti contaminati rappresenta un importante fonte di contagio. Lo stesso dicasi per il virus dell’epatite C che può essere trasmesso anche attraverso la condivisione di attrezzature contaminate dal sangue di una persona infetta come aghi e siringhe: ad esempio nelle pratiche della tossicodipendenza. Ma soprattutto le trasfusioni di sangue e/o emoderivati hanno rappresentato un formidabile strumento di trasmissione dell’epatite C prima che fosse introdotto lo screening obbligatorio nei donatori. L’HDV si trasmette esclusivamente nei pazienti affetti da epatite da HBV cronica, in quanto il virus D ha bisogno del virus B per infettare l’organismo.

Il contagio avviene attraverso la via percutanea e, in misura minore, attraverso il contatto delle mucose con sangue o fluidi corporei infetti (ad esempio liquido seminale e saliva). L’HEV si diffonde solitamente per via fecale-orale. Nei paesi in via di sviluppo, la fonte più comune di infezione da HEV è l’acqua potabile contaminata. Nei paesi sviluppati, si sono verificati casi sporadici di HEV in seguito al consumo di carne di maiale, cinghiale e di cervo cruda/poco cotta. Infatti, l’epatite E può infettare alcuni mammiferi e il consumo di carne o organi crudi o poco cotti di animali infetti può portare alla trasmissione alimentare nell’uomo. Attualmente, abbiamo un armamentario terapeutico in forte evoluzione per la cura delle epatiti virali. In particolare per l’epatite B e D disponiamo di farmaci in grado di controllare con efficacia la replicazione del virus, mentre nel caso del virus C una nuova categoria innovativa di antivirali è in grado di eliminare l’infezione e guarire il fegato. In aggiunta, alcuni tipi di epatite virale sono prevenibili attraverso la vaccinazione: in particolare il virus A, B e a breve anche il virus E.

Uno studio dell’OMS ha rilevato che circa 4,5 milioni di morti premature potrebbero essere prevenute nei paesi a basso e medio reddito entro il 2030 attraverso vaccinazioni, test diagnostici, medicinali e campagne educative. La strategia globale contro l’epatite dell’OMS, approvata da tutti gli Stati membri dell’OMS, mira a ridurre le nuove infezioni da epatite del 90% e i decessi del 65% tra il 2016 e il 2030. L’investimento nella prevenzione attraverso lo screening delle popolazioni a rischio rappresenta una delle principali sfide nell’ambito della Sanità pubblica con l’obiettivo di ridurre drasticamente la circolazione dei virus delle epatiti virali e per limitare la gravità della malattia a essi correlata. Infatti, i programmi di screening permettono l’emersione del cosiddetto “sommerso”, migliorano la possibilità di una diagnosi precoce, di avviare i pazienti al trattamento e quindi evitare le complicanze di una malattia epatica avanzata, nonché di interrompere la circolazione del virus impedendo nuove infezioni. In questo ambito, l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” IRCCS di Roma presta grande attenzione a questo prezioso strumento e in tal senso, in queste settimane, in collaborazione con l’Ambasciata di Romania, ha avviato “Abbiamo fegato”, un programma di informazione e screening delle epatiti virali da virus B e C per le persone di nazionalità rumena attualmente residenti nell’area metropolitana di Roma e per le quali l’accesso alla diagnosi e alla cura di queste patologie infettive può risultare più difficoltoso.

*Direttore UOC Malattie Infettive Epatologia INMI Lazzaro Spallanzani I.R.C.C.S.
Professore a contratto presso UniCamillus University


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