Medicina e ricerca

Diabete Tipo 1 tra diagnosi precoce, accesso alle cure e sistemi ibridi integrati

di Riccardo Candido *

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24 Esclusivo per Sanità24

Il diabete di tipo 1, caratterizzato dalla mancata produzione di insulina da parte del pancreas, è una patologia cronica autoimmune che insorge, di solito, in età giovanile e che oggi riguarda circa 300.000 persone in Italia con una incidenza che è in costante crescita.
L’innovazione tecnologica si appresta a rivoluzionare l’approccio alla cura per questa particolare forma diabete, detta “insulino-dipendente”, dal momento che chi ne soffre deve assumere insulina per tutta la vita.
I risultati più interessanti non riguardano solo le pompe di infusione di insulina (microinfusori) e sensori che consentono il monitoraggio in continuo del glucosio presi singolarmente, ma soprattutto i cosiddetti “sistemi ibridi ad ansa chiusa”, dove sensori e pompe insuliniche, grazie a specifici algoritmi, lavorano in sinergia: i primi forniscono informazioni sull’andamento della glicemia e le seconde, sulla base di questi dati, regolano automaticamente l’erogazione di insulina. Vengono definiti “ibridi” perché al momento non fanno tutto in autonomia, ma richiedono l’intervento manuale al momento del pasto.
Si tratta di strumenti che migliorano in concreto lo stato di salute delle persone con diabete, perché permettono un controllo glicemico più efficace, riducendo il rischio delle complicanze correlate alla malattia diabetica. Inoltre, offrono notevoli vantaggi in termini di qualità di vita, concedendo maggior praticità, maggiore libertà e discrezione nella gestione della propria malattia.
Facilitazioni di cui beneficiano anche i caregiver. Un esempio concreto è quello dei genitori di bambini con diabete. I più recenti dispositivi per il monitoraggio in continuo del glucosio (Cgm) sono dotati di app attraverso le quali è possibile controllare sullo smartphone i propri livelli di zucchero nel sangue; dal momento che l’app può essere condivisa sul telefono di più persone, anche il genitore può monitorare da remoto i dati del figlio che indossa il Cgm mentre è a scuola o sta facendo sport.
Ciononostante, queste soluzioni sono ancora sottoimpiegate in Italia, come dimostra, ad esempio, il caso dei microinfusori: secondo gli Annali Amd solo poco più del 18% delle persone con diabete di tipo 1 li utilizza. Inoltre, considerati i diversi modelli e le specifiche indicazioni prescrittive che a livello regionale regolano la disponibilità di questi devices, assistiamo anche a un problema di disequità di accesso alle cure.
Ma ci sono altri due aspetti chiave da considerare se vogliamo che la tecnologia, oltre ad essere accessibile a tutti, sia anche sostenibile per il sistema, ovvero la formazione del personale sanitario e l’educazione terapeutica della persona con diabete. È fondamentale che chi è deputato a indicare l’impiego di questi strumenti li conosca in modo approfondito, così come è necessario che i pazienti siano poi educati all’utilizzo corretto così da poterne sfruttare a pieno tutte le potenzialità.
Adesso, in tema di diabete tipo 1, vediamo all’orizzonte un risultato ancora più straordinario e concreto: grazie alla Legge 130/2023 sarà possibile individuare precocemente i pazienti che rischiano di sviluppare la patologia per trattarli, nel prossimo futuro, con terapie che saranno in grado, se non di prevenirne, di ritardarne l’insorgenza. Un passo decisivo per il nostro Paese, il primo al mondo a introdurre, con la ricerca degli anticorpi, lo screening del diabete tipo 1 e della celiachia in tutta la popolazione pediatrica. Grazie a questa nuova normativa sarà innanzitutto possibile prevenire le diagnosi tardive e gli episodi di chetoacidosi, che ancora oggi rappresentano un esordio drammatico e potenzialmente letale della patologia diabetica.

* Presidente Associazione medici diabetologi


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