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Sardegna: la Regione con meno persone economicamente dipendenti ma è quella dove si verificano più incidenti domestici

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La Sardegna è la Regione con meno residenti economicamente non autonomi (bambini e anziani): infatti, presenta il minore indice di dipendenza (ID), il 47,7%, a fronte di un valore medio nazionale di 53,5%. Tale indice rapporta la quota delle persone teoricamente dipendenti da un punto di vista economico (ossia i più giovani e i più anziani) dalle persone in età da lavoro, che si presume debbano sostenerle.
Ma la Sardegna è la Regione dove si verificano più incidenti domestici: infatti presenta il tasso maggiore di Italia per questo tipo di incidente: il 16,8 per 1.000 contro un tasso medio nazionale di 12,2 per 1.000 (anno 2012).
Sono alcuni dei dati che emergono dalla undicesima edizione del Rapporto Osservasalute (2013), un'approfondita analisi dello stato di salute della popolazione e della qualità dell'assistenza sanitaria nelle Regioni italiane presentata oggi all'Università Cattolica. Pubblicato dall'Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane che ha sede presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e coordinato dal Professor Walter Ricciardi, direttore dell'Osservatorio e del Dipartimento di Sanità Pubblica del Policlinico Universitario "Agostino Gemelli", il Rapporto è frutto del lavoro di 165 esperti di sanità pubblica, clinici, demografi, epidemiologi, matematici, statistici ed economisti distribuiti su tutto il territorio italiano, che operano presso Università e numerose istituzioni pubbliche nazionali, regionali e aziendali (Ministero della Salute, Istat, Istituto Superiore di Sanità, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto Nazionale Tumori, Istituto Italiano di Medicina Sociale, Agenzia Italiana del Farmaco, Aziende Ospedaliere e Aziende Sanitarie, Osservatori Epidemiologici Regionali, Agenzie Regionali e Provinciali di Sanità Pubblica, Assessorati Regionali e Provinciali alla Salute).
Quest'anno il Rapporto osserva la struttura della popolazione con alcuni nuovi indicatori per osservare come è composta, quanti anziani ci sono e qual è il rapporto tra popolazione attiva (in età da lavoro) e popolazione dipendente (bambini e anziani).
Di seguito i nuovi indicatori proposti:
L'indice di vecchiaia (IV) che rappresenta un indicatore sintetico del grado di invecchiamento della popolazione e si ottiene rapportando l'ammontare della popolazione "anziana" (65 anni e oltre) e quello dei bambini (0-14 anni). Per questo indicatore la Sardegna presenta un valore di 164,1%, a fronte di un valore medio nazionale di 148,7%.
L'indice di dipendenza (ID) che rapporta la quota delle persone teoricamente dipendenti da un punto di vista economico (ossia i più giovani e i più anziani) alle persone in età da lavoro, che si presume debbano sostenerle. Per questo indicatore la Sardegna presenta un valore di 47,7% - percentuale minore in Italia, a fronte di un valore medio nazionale di 53,5%.
L'Indice di Struttura della popolazione attiva (IS) esprime, invece, il grado di invecchiamento di uno specifico settore della popolazione, ossia la popolazione in età da lavoro. Esso si ottiene rapportando le venticinque generazioni più anziane (cioè il segmento di popolazione 40-64 anni) alle venticinque più giovani (15-39 anni) che si suppone nel tempo si debbano sostituire alle più invecchiate. Per questo indicatore la Sardegna presenta un valore di 122,4%, a fronte di un valore medio nazionale di 120,7%.
L'Indice di Ricambio, infine, ha al numeratore la quota di popolazione che sta per uscire dalla popolazione attiva (60-64 anni) e al denominatore la parte di popolazione (15-19 anni) che si sta per affacciare al mondo del lavoro. Per questo indicatore la Sardegna presenta un valore di 141,6%, a fronte di un valore medio nazionale di 130,3%.
SALUTE E DISABILITÀ DELLE PERSONE ANZIANE
In Sardegna (dati XV Censimento – 2011) il 10,6 % dei cittadini ha tra 65 e 74 anni, a fronte di una media nazionale del 10,5%, mentre le persone tra 75 e 84 anni sono l'7% della popolazione regionale, a fronte di una media nazionale del 7,5%. Gli anziani di 85 anni o più sono il 2,5% della popolazione regionale, a fronte di una media nazionale del 2,8%.
Quest'anno il Rapporto esamina la percentuale di maschi e femmine di età 65 anni e oltre che vivono soli, in presenza o assenza di gravi limitazioni fisiche che rendono complicate le attività quotidiane anche più semplici come lavarsi o cucinare (Anno 2011): in Sardegna il 14,06% della popolazione maschile in questa fascia di età vive sola in presenza di limitazioni, e il 41,7% delle femmine (valori medi nazionali: il 19,93% dei maschi e 45,17% delle femmine); il 16,58% dei maschi in regione vive solo in assenza di limitazioni e il 35,95% delle femmine (valori medi nazionali: 16,02% dei maschi e il 35,39% delle femmine).
SPERANZA DI VITA
In Sardegna la speranza di vita alla nascita è per i maschi pari a 78,9 anni (media italiana 79,4). Per le femmine la speranza di vita alla nascita è pari a 84,9 anni (valore medio italiano 84,5). Per i maschi di 0-84 anni in regione si registra un guadagno di 100 giorni per la speranza di vita ottenuto grazie alla riduzione della mortalità per tumori (guadagno medio nazionale è di 116 giorni); un guadagno di 152 giorni per ridotta mortalità per malattie del sistema circolatorio (guadagno medio italiano 133 giorni); i maschi hanno invece perso 31 giorni per aumentata mortalità per disturbi psichici, malattie del sistema nervoso ed organi di senso (guadagno medio italiano 6 giorni). Per le donne in regione la speranza di vita ha risentito della perdita di 17 giorni a causa dell'aumento della mortalità per tumori (guadagno medio nazionale è di 31 giorni); ha invece beneficiato del guadagno di 64 giorni per ridotta mortalità per malattie del sistema circolatorio (guadagno medio italiano 117 giorni); e una perdita di 10 giorni per aumentata mortalità per disturbi psichici, malattie del sistema nervoso ed organi di senso (perdita medio italiano 11 giorni).
MORTALITÀ
In Sardegna la mortalità (dati 2010) è pari a 102,8 per 10.000 abitanti tra i maschi, contro una media nazionale di 105,9 per 10.000, mentre è pari a 61,9 per 10.000 tra le donne (contro una media nazionale di 66,8 per 10.000).
Per quanto riguarda i tassi di mortalità per alcune cause (2010) la Sardegna presenta, nella classe di età 19-64 anni, una mortalità per tumori tra i maschi pari a 9,6 per 10.000 (vs un valore medio nazionale di 10,2 per 10.000) e una mortalità per malattie del sistema circolatorio di 4,8 per 10.000 (vs un valore medio nazionale di 5,2 per 10.000). Tra le femmine la mortalità per tumori è pari a 7,9 per 10.000, (vs un valore medio nazionale di 7,7 per 10.000) e la mortalità per malattie del sistema circolatorio di 1,5 per 10.000 (vs un valore medio nazionale di 1,8 per 10.000).
STILI DI VITA
Fumo - La Sardegna presenta una quota di fumatori pari al 19% (anno 2012) della popolazione regionale di 14 anni e oltre (media nazionale 21,9%). In Sardegna vi è una quota di ex-fumatori del 25,6% (22,6% valore italiano), mentre i non fumatori sono il 54,1% della popolazione regionale di 14 anni e oltre (valore medio nazionale 54,2%).
Consumo di alcol – La Sardegna fa registrare i seguenti valori: nel 2011 presenta una quota di non consumatori pari al 36,4% a fronte di un valore medio nazionale del 33,6%. I consumatori sono il 62,5%, a fronte di un valore medio nazionale del 65%.
La prevalenza di consumatori a rischio di 11-18 anni (ovvero quei giovani che praticano almeno uno dei comportamenti a rischio relativamente al consumo di alcol, come l'eccedenza quotidiana o il binge drinking) è pari al 20% dei maschi (valore medio italiano 14,1%), per un totale del 13,9% dei giovani in questa fascia d'età (valore medio italiano 11,4%); manca un dato certo per le femmine. La prevalenza di consumatori a rischio di 19-64 anni è pari al 29,3% dei maschi (valore medio italiano 19,8%) e al 4,6% delle femmine (valore medio italiano 5,3%). Il totale dei consumatori a rischio è l'16,9% degli individui in questa fascia d'età (valore medio italiano 12,5%).
DIETA, PESO E SPORT
Obesità e sovrappeso
Adulti - La Sardegna presenta una percentuale di individui (persone di 18 anni e oltre) in sovrappeso pari al 33,9%; il valore medio nazionale è il 35,6%. E una percentuale di obesi pari al 9,1% dei cittadini, a fronte di un valore medio italiano del 10,4%.
Minori – In Sardegna il 22,5% dei minori di 6-17 anni è in eccesso di peso (sovrappeso o obesi) contro un valore medio nazionale di 26,9%.
Per quanto riguarda la pratica di sport in Sardegna il 19,9% della popolazione dai 3 anni in su pratica sport in modo continuativo (valore medio italiano 21,9%); il 28,7% fa qualche attività fisica (valore medio nazionale 29,2%). In Sardegna coloro che non svolgono alcuno sport sono il 41,7% della popolazione (media nazionale 39,2%).
SALUTE MENTALE
In Sardegna si registra un consumo di antidepressivi pari a 43,6 dosi definite giornaliere per 1.000 abitanti nel 2012. A livello nazionale il consumo medio è di 36,8 DDD/1.000 ab die.
In Sardegna il tasso standardizzato di suicidio è pari al 10,97 per 100.000 – tasso maggiore in Italia, a fronte di un valore medio nazionale di 7,21 per 100.000 fra i soggetti con 15 anni e oltre.
SALUTE MATERNO INFANTILE
Gestione dei parti con Taglio Cesareo (TC): la Sardegna presenta una quota di TC pari al 41,1% sul totale dei parti nel 2012, contro la media nazionale di 36,62%.
SISTEMA SANITARIO REGIONALE
Passando all'analisi sulla "salute" del Sistema Sanitario Regionale emerge tra le performance economico-finanziarie che nel 2012 in Sardegna il rapporto spesa/PIL è pari al 10,05% (valore medio italiano 7,04%).
CONSUMO DI FARMACI
Per quanto riguarda il consumo territoriale di farmaci a carico del SSN (espresso in termini di "DDD/1.000 ab die", cioè come numero medio di dosi di farmaco consumate giornalmente ogni 1.000 abitanti), nel 2012 la Sardegna presenta un consumo di 1.082 DDD/1.000 ab die, a fronte di un valore medio nazionale di 985.
Sempre nel 2012 la spesa pro capite per consumo di farmaci a carico del SSN in Sardegna è pari a 229,4 euro (la media nazionale di 193 euro).
I cittadini spendono non poco di tasca propria per acquistare farmaci forniti dal Ssn: infatti se si osserva l'indicatore Spesa farmaceutica pro capite per ticket e compartecipazione, che esprime la spesa che il cittadino deve sostenere per accedere all'assistenza farmaceutica erogata dal servizio sanitario pubblico, si vede che in Sardegna ogni cittadino spende di tasca propria il 6,5% della spesa pro capite totale (valore medio italiano 12,2%). Il sistema dei ticket può influire su un accesso equo all'assistenza farmaceutica, potenzialmente penalizzando i soggetti a più basso reddito e quelli con polipatologie croniche.
ASSISTENZA OSPEDALIERA
Gestione dell'assistenza ospedaliera: la Regione presenta un tasso standardizzato di dimissioni ospedaliere in regime ordinario pari a 126,9 per 1.000 (2012), a fronte di un valore medio italiano pari a 120,3 per 1.000. Il tasso standardizzato di dimissioni ospedaliere in regime di Day Hospital è pari a 48,8 per 1.000, mentre la media nazionale è di 43,2 per 1.000.
Il tasso standardizzato complessivo di dimissioni ospedaliere (ovvero in regime ordinario e in Day Hospital) è pari a 175,7 per 1.000; il valore medio nazionale è pari a 163,5 per 1.000.
Nel 2012 la Sardegna presenta una Degenza Media Preoperatoria standardizzata pari a 2,06 giorni, a fronte di una media nazionale di 1,81. Questo parametro è indice di efficienza organizzativa e di appropriato utilizzo dei servizi diagnostici e dei reparti di degenza chirurgici.
Gestione delle fratture del collo del femore - La frattura del collo del femore (evento frequente nella popolazione anziana) è un ottimo modo per valutare la qualità dell'assistenza ospedaliera in quanto, se non trattata a dovere, ed è spesso causa di peggioramento della qualità di vita, di disabilità e/o di mortalità. Infatti, diversi studi hanno dimostrato che lunghe attese per l'intervento per questa frattura corrispondono a un aumento del rischio di mortalità e di disabilità del paziente, aumento delle complicanze legate all'intervento e minore efficacia della fase riabilitativa. Di conseguenza, molte delle Linee Guida più recenti raccomandano che il paziente con frattura del collo del femore venga operato entro 48 o addirittura 24-36 ore dall'ingresso in ospedale. In Sardegna il 26,4% (dato 2012) dei pazienti che hanno riportato tale frattura è operato entro 2 giorni (valore medio italiano di 44,7%).
Asl e ospedali, ecco come usano il web per incontrare il cittadino-utente – Quest'anno il Rapporto è andato a indagare quanto le nostre Asl e ospedali si connettono online col cittadino e comunicano attraverso canali web e social. In Sardegna il 25% delle Asl (2 su 8) utilizza almeno un canale web (Twitter, Youtube, Facebook etc) per comunicare coi cittadini, a fronte di una media nazionale del 34% delle Asl.
In Sardegna il 25% (una su 4) delle Aziende Ospedaliere (AO), Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) e Policlinici Universitari (PU) utilizzano il web 2.0 per la comunicazione con il cittadino (valore medio nazionale 44%).
I "viaggi per la salute" – Il Rapporto analizza la mobilità ospedaliera, ovvero gli spostamenti interregionali dei pazienti per essere sottoposti a cure e interventi chirurgici che richiedono un ricovero. Il fenomeno della mobilità ospedaliera di una regione esprime la capacità di attrarre pazienti che risiedono in altre regioni. In tal caso si parla di mobilità attiva, mentre si parla di mobilità passiva quando la tendenza dei pazienti e di emigrare fuori regione. Per la Sardegna questo indicatore mostra che la regione ha una capacità attrattiva per acuti in regime di ricovero ordinario dell'1,9%, una percentuale di fuga del 5,3% e un saldo negativo di 3,4 punti percentuali. Significa che la Sardegna attira meno pazienti da altre regioni di quanti residenti in regione escono dai confini regionali per ricevere assistenza sanitaria.
CONCLUSIONI
Dai dati precedentemente esposti emergono alcune brevi considerazioni finali riferite agli aspetti più significativi che evidenziano talune peculiarità della Regione Sardegna rispetto alla media nazionale o che suggeriscono spunti di miglioramento.
Tra questi spicca l'indice demografico di dipendenza che permette di rilevare come, nell'Isola, si registri il valore più basso, rispetto a tutte le altre regioni d'Italia, di persone in classi di età dipendenti dal punto di vista economico da persone in età lavorativa potenzialmente in grado di sostenerle. Peraltro, gli altri indicatori evidenziano, rispetto alla media nazionale, a fronte di un più elevato indice di struttura della popolazione attiva, un più elevato indice di vecchiaia e di ricambio. Per quanto non particolarmente dissimili dai valori di riferimento, aspetti positivi emergono anche dalla speranza di vita (incrementata tra il 2006 ed il 2010, di 1 anno negli uomini e di 4 mesi nelle donne) e dalla mortalità, che fa rilevare tassi inferiori in entrambe i generi.
La Regione, altresì, mostra un suo lato virtuoso relativamente ad alcuni fattori di rischio e stili di vita: infatti, fa rilevare un più elevato consumo di frutta, verdura e ortaggi (2° miglior dato nazionale), una più bassa percentuale di soggetti sia adulti che minori in sovrappeso o obesi, così come una minore presenza di fumatori e una maggiore quota di ex fumatori; aspetti contrastanti, invece, per quanto riguarda il consumo di alcol, nell'ambito del quale si riscontra una maggiore percentuale di soggetti non consumatori ed una più bassa quota di consumatori e, per contro, una maggiore quota di consumatori in classi di età a rischio nei maschi. Dai parametri presi in considerazione per analizzare il regolare svolgimento di attività fisica, si evince, inoltre, una modesta pratica di attività sportiva.
Dati confortanti, inoltre, sono quelli concernenti la salute dell'ambiente e, in particolare, alla filiera di gestione dei rifiuti solidi urbani; in Sardegna, infatti, anche in seguito alla progressiva attivazione di specifici sistemi di raccolta differenziata, anche di tipo domiciliare, si è raggiunto il primato di migliore regione del Sud Italia con valori medi percentuali che superano quelli del Centro e sono prossimi alle migliori performance delle regioni del Settentrione.
Per contro, visto che alla Sardegna spetta il primato di Regione dove si verificano più incidenti domestici, è auspicabile adottare più efficaci approcci di riduzione del fenomeno che possano coniugare attività di informazione ed educazione sanitaria con interventi su ambienti e strutture.
Ampi margini di miglioramento si rilevano anche nel contesto dell'assistenza ospedaliera, dove, alcuni indicatori quali: l'indice di case mix, il tasso standardizzato complessivo di dimissioni ospedaliere, quello di dimissioni ospedaliere in regime ordinario, la degenza media preoperatoria, la gestione delle fratture del collo del femore, il ricorso al taglio cesareo, le dimissioni con DRG medici da reparti chirurgici, l'appropriatezza nei ricoveri, l'impiego del day-hospital e day-surgery e l'impiego del web nella comunicazione on line con il cittadino, evidenziano performance inferiori alla media nazionale.
Nell'ambito dell'assistenza territoriale, inoltre, è necessario implementare i servizi rivolti ai soggetti assistibili in ADI e i posti letto in strutture socio-sanitarie, soprattutto per anziani; così com'è opportuno ridurre il consumo farmaceutico territoriale e la conseguente spesa lorda pro capite; per contro, la spesa procapite per ticket e compartecipazione (rappresentata dall'importo a carico dei cittadini per ogni ricetta o confezione per poter ricevere farmaci) è tra le più basse d'Italia.

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