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In vigore la cancellazione del contributo del 2,5% sul Tfr per i dipendenti pubblici: in Gazzetta il Dl 185

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E' pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 254 del 30 ottobre 2012 il decreto legge 29 ottobre 2012, n.185 «Disposizioni urgenti in materia di trattamento di fine servizio dei dipendenti pubblici», approvato la scorsa settimana dal Consilgio dei ministri in attuazione della recente sentenza della Corte costituzionale n. 223 del 2012, ripristina la disciplina del trattamento di fine servizio nei riguardi del personale interessato dalla pronuncia.

Il decreto legge è già stato annunciato in arrivo al Senato per l'avvio dell'iter di conversione in legge.

Si tratta - come anticipato su Il Sole-24 Ore Sanità n. 39/2012 - della cancellazione della trattenuta denominata «Opera di previdenza» che riguarda il prelievo del 2,5 per cento sull'80% della retribuzione.

Nella sentenza - la stessa che ha sospeso il prelievo del 5% sulle retribuzioni maggiori di 90 e 150mila euro - si dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 12, comma 10, del decreto legge n. 78 del 2010, nella parte in cui non esclude l'applicazione a carico del dipendente della rivalsa pari al 2,5% della base contributiva. Il Dl 78/2010, convertito nella legge 122/2010, prevedeva, all'art. 12, comma 10, che dal 1° gennaio 2011 i «trattamenti di fine servizio» dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche sarebbero stati disciplinati dall'art. 2120 del codice civile. In buona sostanza, la nuova disciplina avrebbe stabilito che l'accantonamento complessivo ai fini della liquidazione della buonuscita non sarà più calcolato in misura del 9,6% per i dipendenti statali e del 6,1% per i dipendenti delle aziende sanitarie, le Regioni e i Comuni, sull'80% della retribuzione (gravante per il 7,1% ovvero il 3,6 sul datore di lavoro e per il restante 2,5% sul lavoratore), bensì pari al 6,91% dell'intera (100%) retribuzione e, quindi, la relativa trattenuta sarebbe dovuta essere posta interamente a carico del datore di lavoro.

Conseguentemente, a decorrere dal 1° gennaio 2011, i dipendenti pubblici non avrebbero più dovuto pagare la ritenuta del 2,5 per cento. Secondo l'Inpdap, invece, la normativa non avrebbe mutato la natura e le modalità di finanziamento del Tfr. Pertanto, la quota del 2,50% a carico del lavoratore andava mantenuta.

Adesso la Corte costituzionale - e il Cdm ha recepito la pronuncia in un decreto legge - ha chiarito che il lavoratore non è tenuto a pagare questa rivalsa, poiché ciò determinerebbe una diminuzione della propria retribuzione e, nel contempo, della quantità di Tfr maturata nel tempo. L'Inpdap, quindi, dovrà restituire le somme indebitamente trattenute ai circa 3,4 milioni di dipendenti pubblici. Si stima, per il biennio 2011-2012, un importo pari a 3,8 miliardi di euro. Il suo recupero, che ricordiamo dovrà essere richiesto singolarmente dagli interessati, è, anche questo, reclamato a gran voce dai sindacati. Ma sarà da vedere come il Governo potrà risolvere un contenzioso di così grossa portata.

Il decreto legge prevede l'abrogazione dell'articolo 12, comma 10, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 .

I trattamenti di fine servizio liquidati in base alla legge abrogata prima della data di entrata in vigore del decreto (oggi 31 ottobre) sono riliquidati secondo il testo del provvedimento d'ufficio entro un anno da oggi in base alla disciplina vigente prima dell'entrata in vigore della legge 122/2010.

Ai maggiori oneri che derivano dalla disposizione (1 milione per il 2012, 7 milioni per il 2013, 13 milioni per il 2014 e 20 milioni dal 2015), si provvede: per il milione del 2012 con una riduzione della dotazione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, per gli altri fondi con una corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto nel programma "Fondi di riserva e speciali" della missione "Fondi da ripartire" dello stato di previsione dell'Economia, utilizzando in questo caso l'accantonamento del ministero del Lavoro per 7 milioni per il 2013 e quello dell'struzione per 20 milioni dal 2014.

I processi per la restituzione del contributo previdenziale obbligatorio , si estinguono di diritto: l'estinzione è dichiarata con decreto, anche d'ufficio e le sentenze eventualmente emesse, fatta eccezione per quelle passate in giudicato, sono prive di effetti.

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