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27 gennaio 2012 - ore 17,33
Ragioneria dello Stato: un terzo della spesa per il Ssn agli stipendi


Le retribuzioni di tutto il personale Ssn vale un terzo di tutta la spesa pubblica per la Sanità: esattamente il 33,31%, tradotto in Pil vale 2,5 punti della ricchezza prodotta ogni anno in Italia. A dirlo è la Ragioneria generale dello Stato nel suo studio «La spesa pubblica in Europa: metodi, fonti, elementi per l'analisi» (V. IL SOLE-24 ORE SANITA' n. 3/2012). Quella degli stipendi dei dipendenti del Servizio sanitario nazionale («Redditi da lavoro dipendente») è la seconda "uscita" subito dopo quella relativa all'erogazione delle prestazioni sanitarie che vale il 36,27% e agli acquisti di beni e servizi che costano il 24,66 per cento (i cosiddetti «consumi intermedi»).

Non è tutto. Dalla speciale classifica dei fondi pubblici destinati da ogni Paese Ue ai propri servizi sanitari - in base all'incidenza percentuale sul Pil - emerge chiaramente come l'Italia sia abbondantemente dietro a molti partner europei. Per l'esattezza siamo al decimo posto tra venticinque Paesi dell'Unione avendo investito nel 2009 - anno preso in considerazione dai tecnici del ministero dell'Economia - il 7,5 della ricchezza prodotta per curare gli italiani. Spendono più di noi Danimarca e Irlanda (8,8% sul Pil), Regno Unito (8,5%), Francia (8,4%), Austria (8,3%), Belgio e Repubblica Ceca (8%), Finlandia (7,9%) e Slovacchia (7,8 per cento). Tra i "Big" dell'Ue risultano più "risparmiosi" - almeno in percentuale al prodotto interno lordo - Svezia (7,4%), Portogallo (7,1%), Germania (6,9%), Paesi Bassi (6,8%), Spagna (6,7%) e Grecia (6 per cento).

Lo studio dei tecnici del ministero dell'Economia conferma poi che la Sanità è la seconda voce della spesa pubblica in Europa, dopo la protezione sociale (pensioni, indennità di disoccupazione o di invalidità, ecc.). L'indagine spiega come l'Italia, con costi complessivi pari al 51,6% del Pil nel 2009, si collochi tra i Paesi che contano un elevato rapporto tra la spesa pubblica e il Pil. In realtà considerando solo quella effettiva destinata alle varie voci, al netto degli interessi passivi sul debito - la vera "croce" del nostro Paese come racconta la crisi di questi ultimi mesi - la spesa cosiddetta "primaria" scende al 47,3%, in linea con la maggior parte dei membri dell'Unione europea.

La protezione sociale costituisce la funzione che, «in assoluto - scrive la Ragioneria -, assorbe la parte più rilevante della spesa primaria»: con quote che vanno dal 25,2% di Cipro e dal 30,3% della Slovacchia al 48% della Germania. In Italia questo tipo di spesa assorbe il 43% della propria spesa pubblica, pari al 20,4% del Pil. «La seconda divisione, in termini di spesa primaria, - continua la Ragioneria - è rappresentata nella maggior parte degli Stati dalla Sanità», che va da un minimo del 7,6% di Cipro e del 10,8% della Romania al 19% dell'Irlanda e al 19,4% della Slovacchia. «La situazione italiana - aggiunge lo studio - fa rilevare in tale settore una spesa pari al 15,8% dell'intera spesa primaria, con una quota pari al 7,5% del Pil».

LO STUDIO DELLA RAGIONERIA GENERALE DELLO STATO