
Posizione podalica, placenta che ostruisce il passaggio del feto attraverso il canale del parto, gestante diabetica e feto pesante più di 4,5 chili: secondo le nuove linee guida sfornate dall'Istituto superiore di sanità, annunciate qualche giorno fa dal ministro della Salute Renato Balduzzi, sono queste le uniche condizioni in cui il taglio cesareo è assolutamente necessario. Vanno valutate di volta in volta altre situazioni "borderline", come il parto gemellare, il caso in cui il travaglio inizi prima del termine della gravidanza e un pregresso parto cesareo. Quest'ultimo è l'argomento più delicato, dal momento che nelle schede di dimissione ospedaliera il "pregresso parto cesareo" è la più frequente diagnosi principale, anche se la raccomandazione prevede che "l'ammissione al travaglio, in assenza di controindicazioni specifiche, deve essere offerta a tutte le donne che hanno già partorito mediante taglio cesareo".
Le linee guida - organizzate in 13 capitoli e 21 quesiti, con 59 raccomandazioni finali riferite anche all'efficacia e sicurezza di alcune procedure diagnostiche e manovre impiegate nella pratica - arrivano a due anni dalle prime, pubblicate a dicembre 2010, che erano focalizzate sugli aspetti della comunicazione tra professionisti sanitari e donne. Obiettivo: ridurre la quota di cesarei sul totale dei parti (arrivata nel 2008 al 38%), che colloca l'Italia al primo posto in Europa per ricorso al bisturi.
Tra i temi presi in esame dalle nuove linee guida c'è anche il sostegno al travaglio, dalla gestione attiva al sostegno di persone di fiducia, dall'analgesia peri-midollare all'immersione in acqua.