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23 novembre 2011 - ore 10,43
Rapporto del Welfare sui disabili, ecco le cure sostenibili


L'ultima ricetta per le «Long term care» arriva dal ministero del Welfare che ha appena pubblicato il suo secondo rapporto sulla non autosufficienza. Un rapporto che punta il dito contro le troppe differenze regionali nell'erogazione delle cure ai 2,6 milioni di non autosufficienti. La ricetta per garantire cure omogenee e sostenibili punta su meno ospedale e più Adi, Fondi integrativi e indennità di accompagnamento eque.


Questo «secondo rapporto sulla non autosufficienza: assistenza territoriale e cure domiciliari» curato da Angelo Lino Del Favero mette, innanzitutto, il dito sulla piaga delle cure a singhiozzo ai circa 2,6 milioni di non autosufficienti che si contano oggi in Italia e che nel 2040 saranno quasi il doppio. Un'assistenza che vede differenze abissali da Sud a Nord nell'erogazione delle prestazioni: con il primo campione di spesa nelle indennità di accompagnamento - in Sardegna, Calabria, Sicilia e Campania si contano dieci assegni ogni mille abitanti, il doppio che in Lombardia e Veneto - e con il Settentrione invece più risparmioso nei trasferimenti monetari, ma soprattutto più capace a investire su cure domiciliari e residenziali.

Il ministero del Welfare nel suo rapporto punta su un mix di misure per rendere davvero sostenibile questa sfida che oggi sembra impari. Ecco gli ingredienti principali: deospedalizzazione a favore di una maggiore dotazione di servizi residenziali, semi-residenziali e domiciliari. In particolare con la «modifica dei Lea con trasferimento di funzioni e risorse dall'ambito ospedaliero al territorio, alle non autosufficienze, alla domiciliarietà, nel rispetto dei costi standard dei macro-livelli assistenziali». E poi sviluppo dei fondi integrativi, «principalmente attraverso la contrattazione collettiva e l'incentivazione fiscale, e disciplina della compartecipazione alla spesa al fine di allargare la platea dei beneficiari». Inoltre c'è bisogno - secondo il rapporto - di mettere mano all'attuale assetto dell'indennità di accompagnamento, «trasferendo le competenze dal livello centrale a quello regionale, promuovendo una gestione integrata delle risorse sociali e introducendo una correlazione tra l'accesso alla prestazione e le condizioni economiche del beneficiario». Infine sul territorio si dovrà rafforzare il distretto socio-sanitario per trasformarlo in una vera e propria «cabina di regìa» della rete dei servizi territoriali: insomma un «punto d'incontro degli attori istituzionali, professionali e del terzo settore».

Questa batteria di misure dovrebbe servire a dare risposte ai pazienti garantendo risposte «omogenee» in tutta Italia, visto che oggi - come dimostrano gli ultimi dati aggiornatissimi del rapporto sulle cure ai non autosufficienti - il nostro Paese risulta quasi sempre spaccato in due. Con il Sud quasi sempre a rincorrere il resto d'Italia.


Altra importante componente dell'assistenza ai non autosufficienti sono i trasferimenti monetari: dalle indennità di accompagnamento agli assegni di cura. Negli ultimi anni le prime sono cresciute in modo esponenziale passando da 1.694.161 del 2008 a 1.804.828 del 2009 a 1.894.868 del 2010 e a 1.933.904 di quest'anno. Per una spesa che raggiunge quasi 9,5 miliardi che raggiungono gli 11 con le pensioni di invalidità civile. Anche in questo caso c'è uno «scostamento consistente» tra le Regioni del Nord e quelle del Sud dove si registra un boom di assegni. Un dato «paradossale» - spiega il rapporto - visto che sono «più numerosi i beneficiari di pensioni e assegni di accompagnamento nelle Regioni con popolazione più "giovane" e quindi con una minore incidenza degli over 75 anni, rispetto a Regioni a forte indice di invecchiamento».

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