
Sale ancora di tono e raggiunge ormai livelli di guardia lo scontro istituzionale tra governo e regioni sulla manovra. Ieri palazzo Chigi ha ancora chiuso le porte a un incontro dei governatori col premier e ha dato via libera in commissione al Senato all'emendamento del relatore che conferma i tagli da 8,5 miliardi in due anni, che saranno più flessibili, non lineari, e premieranno le regioni virtuose. Domani in conferenza unificata solo Tremonti e Fitto incontreranno governatori e sindaci, pronti però a disertare, per il parere sul decreto. Ma governatori ed enti locali attaccano: «Comportamento istituzionalmente gravissimo e inaccettabile». Oggi si riuniscono in via «straordinaria» e respingono anche l'emendamento del relatore. Ma Tremonti li bacchetta a sua volta: perché non unificano gli uffici a Bruxel-les, s'è domandato, dopo aver letto dei tagli alle sedi estere della Toscana, che ha tenuto solo quella nella Ue risparmiando 400mila euro.
Nel segno di un'altra giornata ad alta tensione, s'è consumato ieri un nuovo strappo tra il governo e l'universo compatto di regioni ed enti locali. Gli ambasciatori del dialogo, messi in pista da entrambe le parti, sono rimasti con l'amaro in bocca. In tarda mattinata, attesa inutilmente la "telefonata" di convocazione dal premier, è arrivata la gelata. Giovedì, annunciava il ministro Raffaele Fitto, la manovra «arriva in conferenza unificata » con regioni ed enti locali. Per chiarire ancora nel pomeriggio: ci sarà anche Tremonti. Chiarimento che non è bastato e tantomeno piaciuto a governatori e sindaci.
«Non è l'incontro da noi richiesto », precisava subito Vasco Errani per i governatori. Nessuna traccia del sospirato incontro con Berlusconi. Tanto che la partecipazione alla conferenza unificata, aggiungeva il presidente dell'Anci e sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, è in forse. E altrettanto oggi potrebbero decidere i governatori nella riunione «straordinaria» convocata in tarda mattinata. Sempreché nel frattempo non arrivino improvvisi segnali di disgelo da palazzo Chigi. Il braccio di ferro, infatti, ha raggiunto ormai livelli istituzionali mai toccati prima.
E questo sia regioni che comuni e province, hanno tenuto a metterlo chiaramente in evidenza in un comunicato congiunto. Senza incontro col premier, hanno sottolineato, «verrebbe meno il principio della leale collaborazione che è la base delle corrette relazioni istituzionali su cui si fonda la nostra Costituzione ». Un messaggio che sembra cautamente indirizzato anche al Quirinale.
Ma ieri non c'è stata traccia alcuna di "collaborazione". Il governatore lombardo, Roberto Formigoni (Pdl),non s'èsottratto ad altre critiche al decreto. «Se non abbiamo più i fondi per far andare i treni dei pendolari, per dare aiuti alle imprese e alla famiglie, non potremo che rimettere le deleghe». Insomma, la manovra è assolutamente insostenibile, è la denuncia. Ma in serata Tremonti, appresa la decisione della Toscana di chiudere sette uffici di rappresentanza all'estero,salvando solo quello a Bruxelles, coglieva la palla al balzo: decisione responsabile, dimostra la possibilità di avanzare sulla linea del rigore di bilancio e di tagliare gli sprechi. «Perché - si domanda il ministro - avendo come unica interfaccia la Ue, le regioni non si unificano a Bruxelles concentrandosi in un solo ufficio a sua volta unico?».
Al Senato, dopo il vertice del relatore Antonio Azzollini con Tremonti in via XX Settembre, passava intanto in commissione l'emendamento della settimana scorsa che già le regioni avevano bollato come «una pezza peggiore del buco». L'emendamento conserva intero il taglio da 8,5 miliardi in due anni, rinviando alla conferenza stato-regioni entro tre mesi il decreto sulle modalità dei tagli. Più flessibilità, ma i tagli restano, però secondo principi di "virtuosità": adozione di misure per il rispetto del patto di stabilità interno, minore incidenza percentuale della spesa per il personale sulla spesa corrente totale, contenimento della spesa sanitaria, contrasto delle false invalidità. Per il Sud, il meno virtuoso, sarebbe un colpo in più. Il leghista Roberto Cota (Piemonte) si diceva soddisfatto: «Giusto premiare le regioni virtuose, un anticipo del federalismo fiscale». Ma al Senato, dopo il nuovo rinvio del voto finale, ci sarà tempo ancora fino mercoledì prossimo. Una settimana in più, se mai Tremonti concederà qualcosa.
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Errani (Emilia Romagna): «Berlusconi può evitare la rottura»
«Noi chiediamo un incontro per avere un confronto serio sul merito della manovra. Vogliamo un'intesa per evitare uno scontro istituzionale che non abbiamo aperto noi. Perché questo incontro non è possibile, dopo che già Berlusconi lo aveva detto dal Brasile? Sarebbe grave e incomprensibile che il presidente del Consiglio non potesse fare questo confronto istituzionale ». Vasco Errani ( Emilia Romagna, Pd), rappresentante dei governatori, contesta le chiusure del governo. E aggiunge: «La manovra sarebbe un colpo pesantissimo per il federalismo».
Presidente Errani, dell'incontro con Berlusconi non c'è traccia. Però il governo ha convocato la conferenza unificata con gli enti locali. E il Senato ha approvato l'emendamento che vi dà più libertà nei tagli e premia i virtuosi. Non è già qualcosa?
La conferenza unificata è un percorso obbligato per il parere sulla manovra. Ma noi abbiamo chiesto altro: un confronto col presidente del consiglio con i comuni e le province. Non posso pensare che si voglia negare un incontro istituzionale. Quanto all'emendamento, l'abbiamo già detto all'unanimità: è inaccettabile.
Il fatto è che il governo dice: i saldi non si toccano, sulla manovra margini quasi non ce ne sono.
Noi riconosciamo il saldo della manovra e siamo pronti a fare proporzionalmente la nostra parte. Ma la manovra è oggi squilibrata. Non credo sia possibile che il governo non sia pronto a mettersi intorno al tavolo a discutere con noi. Vogliamo l'accordo col Governo, lo scontro istituzionale vogliamo evitarlo.
Che vuol dire "scontro istituzionale" ?
Nel momento in cui ci apprestiamo a una manovra così pesante, e mentre è aperto il confronto sul federalismo fiscale, non credo sia possibile che ciò avvenga in una situazione nella quale si usano argomenti, aggettivi, giudizi sui governi territoriali, pesantemente negativi e in parte anche offensivi. Questo modo di agire non va bene. Crea un grave problema al Paese. Vogliamo metterci intorno a un tavolo per ricostruire le condizioni di un dialogo serio e di una leale collaborazione.
Possibile che sotto traccia non ci sia una trattativa?
Il problema è che noi vogliamo avere il margine per fare un confronto vero per rendere sostenibile una manovra che, così com'è, è insostenibile. Non si sta parlando di federalismo fiscale in questo Paese? Cerchiamo allora di partire col piede giusto.
Senza incontro col premier, diserterete la conferenza unificata di giovedì?
Domani discuteremo anche di questo. Non anticipo scelte che devono essere di tutti i presidenti. Certo sarebbe un fatto istituzionale molto negativo.
Restituirete le chiavi delle deleghe del federalismo amministrativo?
Le chiavi ce le hanno tolte. Chiediamo che sia formalizzato il fatto che ci vengono tolte.
Il suo collega Cota dice che bisogna anticipare la spesa standard .
Vedremo di che cosa stiamo parlando. E vedremo quello che sarà il problema con questa manovra: come portare avanti il federalismo. Io ci credo da sempre moltissimo nel federalismo fiscale, e sono convinto che sia una strada giusta. Ma sono sempre più preoccupato. E non per ragioni politiche, ma per ragioni sostanziali.
Con la manovra il federalismo muore in fasce?
In questo modo il federalismo subisce un colpo pesantissimo. Non capisco come si possa pensare ad un percorso, il federalismo, nel momento in cui con la manovra si prende la strada esattamente opposta.
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Polverini (Lazio): «I nostri legali contro le addizionali»
«La manovra rischia davvero di essere molto pesante e di incidere fortemente sui servizi». Renata Polverini (Lazio, Pdl) non si tira indietro nel giudizio sui tagli in arrivo. «In ogni caso da un punto di vista istituzionale un incontro con Berlusconi a questo punto è quanto mai indispensabile », afferma. E quanto alle super addizionali per il debito sanitario, il governatore del Lazio metterà in campo gli avvocati: «Ho il dovere di farlo. Da parte del governo un ripensamento era possibile».
Il governo vi nega l'incontro col premier...
Al momento sembra così. Siamo tutti sorpresi perché, nonostante i correttivi che abbiamo chiesto, e anche se ormai abbiamo capito che non c'è possibilità di intervenire sui saldi, un incontro sarebbe stato in ogni caso auspicabile. E a questo punto è quanto mai indispensabile. Stiamo parlando di pezzi di Stato: l'incontro è stato chiesto insieme da regioni, comuni, province. Ma voglio rimanere ottimista: il presidente Errani ha convocato la conferenza per domani, i governatori saranno tutti a Roma, può essere un motivo in più per vederci, altrimenti anche sul piano dei rapporti non ne esce bene nessuno.
La manovra sarà davvero durissima?
Sarà molto pesante. Lo abbiamo detto in più occasioni con documenti approvati sempre all'unanimità. È chiaro che se la manovra resta così com'è, i tagli rischiano di essere talmente importanti che sarà per tutti noi molto difficile affrontarli. Anche aldilà degli interventi sugli sprechi, che tutti stiamo facendo e di cui io mi occupo in prima persona nella mia regione.
Taglierete i servizi?
I tagli incideranno ovunque sulle politiche sociali e sui servizi. Nel Lazio abbiamo stimato che solo per il trasporto pubblico locale il taglio sarà di circa 400 milioni. Sicuramente rischia di non essere finanziato il fondo per le piccole e medie imprese, proprio quando si deve sostenere la ripresa. Si può fare tanto anche riorientando le risorse, ma in questo modo i tagli incideranno fortemente sui servizi.
Intanto il governo attiva le super addizionali per il vostro debito sanitario.
Io ho ereditato un debito che ad essere buoni s'è accumulato negli ultimi 10-15 anni. È impensabile in un mese e mezzo far fronte a tutto questo disavanzo. Nonostante ciò abbiamo messo in campo interventi e misure importanti. Io non ho chiesto soldi, non voglio un euro. Chiedo soltanto di avere un tempo brevissimo in più, un po' di respiro per poter completare il processo di risanamento che stiamo costruendo col massimo impegno.
Il governo dovrebbe frenare sulle super addizionali?
Già oggi il nostro piano produce anche più di 200 milioni di risparmio. Credo che da parte del governo un piccolo ripensamento sulle addizionali sarebbe stato possibile.
È vero che attiverà gli avvocati della regione?
Ho il dovere di farlo. Io sono l'espressione di una istituzione che deve cautelarsi anche da questo punto di vista. Quindi stiamo vedendo se nell'ambito del patto della salute e dell'accordo che era stato sottoscritto quando io non ero governatore, ci sono le condizioni per far ripensare il governo su questa scelta.