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25 giugno 2010
Costi standard, le regioni migliori danno la linea ai fondi
di Marzio Bartoloni (da Il Sole-24 Ore)


Ci sarà «una» o un «pool di Regioni performanti» a fare da «standard ottimale di riferimento ». Dai loro numeri si tirerà fuori un pro-capite per abitante («la quota capitaria ponderata») pesata per sesso, età e consumi. Sono questi gli ingredienti tanto attesi che serviranno a costruire il nuovo totem della Sanità federale: i costi standard.


Il nuovo sistema - per dividere una torta che ogni anno vale oltre 100 miliardi - è scritto nella bozza della relazione della Commissione tecnica paritetica per l'attuazione del federalismo fiscale che sarà consegnata nelle mani del ministro Tremonti. E che punta su un modello «a cascata» che prevede alcune tappe precise: innanzitutto la fissazione del «fabbisogno standard nazionale » in rapporto al Pil, poi la definizione del perimetro dei Lea (i livelli essenziali di assistenza) e infine i «fabbisogni standard regionali».
L'«ipotesi»prevede la determinazione di una «quota capitaria ponderata», "pesata" per classi di età e sesso, «con i pesi determinati dai consumi delle principali variabili della spesa sanitaria»: da quella per i farmaci ai ricoveri in ospedale fino alla specialistica ambulatoriale. Già oggi il Fondo sanitario è ripartito per il 50% con una quota "secca" (un tot per ciascun abitante) e per circa il 45% considerando l'età della popolazione. Ora l'obiettivo è quello della «pesatura del 100% delle componenti di spesa ». Ma con un paletto importante: lo «standard ottimale di riferimento» sarà ricavato dalle performance di una Regione modello - in pole position la Lombardia - o in alternativa dal gruppo delle migliori: da mesi si parla di Lombardia, Emilia, Toscana e Veneto.


Per tenere in piedi il nuovo edificio - spiega la bozza - sarà, infine, necessaria una governance con massicce dosi di controlli e sanzioni. Tra le idee allo studio c'è l'«inventario delle consistenze»: i presidenti delle regioni, sei mesi prima delle elezioni, dovranno farsi certificare i conti, debiti compresi. Evitando, così, ai governatori neo- eletti brutte sorprese nei bilanci e il solito rimpallo di accuse sulle responsabilità di eventuali «buchi».