
Conquistare gli investimenti di Big Pharma, candidarsi a un ruolo da protagonista nel mercato globale del settore farmaceutico.
C'è un sistema-Italia che ha deciso di uscire dalla nicchia e di guardare al futuro giocando le sue carte dell'eccellenza. Con progetti innovativi per la qualità e la sicurezza dei farmaci messi in campo dall'Aifa, l'agenzia pubblica dei medicinali. E con la capacità di rimettersi in gioco delle industrie italiane, ormai sempre più internazionalizzate. È con questo duplice e ambizioso obiettivo che il sistema italiano del farmaco ha scelto di mettersi in vetrina nella grande competizione del mercato internazionale. Con ruoli ben distinti, ma con uno slogan comune della parte pubblica e delle industrie: «Istituzioni e imprese insieme per la salute e gli investimenti».
La sfida è stata lanciata da Washington dove si sta svolgendo il meeting delle agenzie regolatorie del farmaco di tutto il mondo. E non a caso i progetti dell'Aifa sono stati presentati nel corso di un incontro all'ambasciata italiana nella capitale Usa. Con un messaggio lanciato per conto della Farnesina dall'ambasciatore italiano negli Usa, Giulio Terzi di Sant'Agata, «a sostegno di una sempre più forte collaborazione industriale e scientifica tra Usa e Italia». E il motore della ricerca scientifica italiana, che proprio nel farmaceutico ha la sua avanguardia, è pronto ad accettare le nuovo sfide. Anzi, già le ha accettate da tempo, ha detto il presidente di Farmindustria Sergio Dompé: «Le aziende farmaceutiche italiane sono profondamente convinte di poter giocare un ruolo importante nel sistema-paese. La ricerca nella scienza della vita sempre di più sarà la locomotiva per il benessere delle persone. Noi siamo pronti a fare la nostra parte e per questo abbiamo accettato questa missione a Washington». La missione negli Usa, appunto, casamadre di quelle Big Pharma che si vuol convincere a scommettere sempre di più sull'Italia.Guido Rasi e Sergio Pecorelli, rispettivamente direttore generale e presidente Aifa, non hanno nascosto potenzialità e ambizioni del nostro sistema regolatorio del farmaco. La nuova carta è il progetto "qualità e sicurezza" dei farmaci, con particolare riferimento ai generici e ai biosimilari, che si propone con un avanzato sistema/piattaforma di prevedere gli effetti dei farmaci, le eventuali reazioni avverse e i loro limiti di azione nell'uomo, ma anche di sostenere la lotta alla contraffazione. Per gli investitori, insomma, potrà essere una garanzia in più. Come anche l'altro progetto dell'Aifa che tocca corde sensibili per il settore:la guida all'appropriatezza prescrittiva con i sistemi del «risk sharing» e del «payment by result » che sono ormai la vera sfida per quanto riguarda i più costosi farmaci innovativi. «È il vero trade off tra innovazione e sostenibilità economica », ha detto Rasi ricordando tra l'altro i passi in avanti compiuti dall'Aifa in tutte le fasi della ricerca clinica. Rompere il dominio dei paesi del "Bric" (Brasile, Russia, India, Cina), così economici ma così carenti nella qualità e nella sicurezza, sarà una sfida nella sfida.
L'eccellenza è del resto il presente per il farmaceutico italiano, ha ricordato Dompé. Eccellenze italiane che fanno shopping all'estero,ed eccellenze che arrivano in Italia dall'estero. Alcuni casi di successo sono stati presentati nell'incontro a Washington:l'americana Eli Lilly che ha investito 250 milioni di euro a Sesto Fiorentino per produrre insulina da esportare in tutto il mondo; come l'Aptuit a Verona che sta per rilevare il centro ricerche Glaxo; o come l'italianissima Sigma Tau che ha investito 300 milioni di dollari per rilevare le linee produttive di quattro farmaci oncologici di una società quotata al Nasdaq. Dal 1999 le farmaceutiche a capitale italiano hanno realizzato 38 acquisizioni di imprese estere, con 13 centri di R&S e 32 siti produttivi. Mentre le imprese Usa in Italia sono il 21% del settore con 15mila addetti e investimenti costanti. La sfida, adesso, è che possano moltiplicarsi.