
Una giornata nazionale di mobilitazione il 16 giugno con una manifestazione davanti al Senato (dove si discute la manovra) e due giorni di sciopero a luglio, il 12 e il 19. Allo sciopero non hanno aderito solo Cisl e Uil medici.
I medici, i veterinari e i dirigenti non medici non accettano i tagli della manovra e le misure che in tre anni porteranno a una drastica riduzione degli organici mettendo a rischio turni e assistenza e delle buste paga e al di là della vertenza salute su cui non tutti ormai erano in sintonia, hanno ritrovato l'unitarietà della categorie.
L'Intersindacale riunita oggi a Roma ha espresso «un forte dissenso per i contenuti della manovra di correzione dei conti pubblici varata dal Governo che determina tagli inaccettabili per la Sanità pubblica e gravi iniquità nei confronti dei medici, veterinari e dirigenti sanitari ed amministrativi del Ssn. La manovra infatti - si legge nelle motivazioni - sottrae risorse indispensabili al funzionamento del sistema sanitario ed al mantenimento dei livelli essenziali di assistenza attraverso:
- il blocco del turnover che determinerà una carenza di circa 20.000 medici e dirigenti sanitari necessari al funzionamento degli Ospedali e dei Servizi Territoriali;
- licenziamento dei precari che da anni vicariano le mancate assunzioni soprattutto nei settori legati all'emergenza ed alla prevenzione;
- taglio di 10 miliardi delle risorse alle Regioni con inevitabili ricadute sul settore socio sanitario che rappresenta il 70% del loro bilancio.
I dirigenti del Ssn non si sottraggono alla necessità di contribuire al risanamento dei conti del Paese, ma denunciano l'iniquità di provvedimento che li penalizzano in maniera eccessiva:
- blocco dei contratti e congelamento della retribuzione per il quadriennio 2010-2013;
- congelamento della progressione economica legata alla valutazione professionale e della retribuzione legata a turni notturni e festivi;
- precarizzazione di tutti gli incarichi dirigenziali».