
Mancato rifinanziamento tra 600 e 834 milioni delle somme necessarie per non applicare il superticket sulla specialistica. Lotta senza quartiere agli sprechi, a cominciare dalla chiusura dei piccoli ospedali. Stipendi dei dirigenti sanitari - dunque anche dei medici - forse colpiti dal taglio delle retribuzioni dei dirigenti pubblici. Farmaci nel mirino, non solo quelli acquistati in ospedale. Nuova promessa di controllo rigoroso e senza sconti della spesa per garantire il rispetto dell'ultimo «patto per la salute»,con tutti i tagli già scritti nero su bianco e controfirmati dai governatori nell'accordo poi diventato parte integrante della Finanziaria 2010. La spesa sanitaria,e l'intera gestione del Ssn, resta un osservato speciale della manovra sui conti pubblici in preparazione.
Manovra pesante, per il settore sanitario, che potrà valere anche più di 2,5 miliardi di euro l'anno e che dovrebbe entrare in vigore in due tappe: la prima fin da subito in estate, la seconda parte invece dal 1 gennaio del 2011. Una manovra che, se la versione finale dovesse coincidere con le ipotesi in queste ore discussione, non potrà non creare scontenti. Come conferma la richiesta recapitata ieri dai governatori a Tremonti e Fitto di un incontro preventivo per discutere tutte le misure allo studio: sul patto di stabi-lità, sui tagli alla politica, sui manager pubblici. Ma anche sulla sanità, è chiaro, che impatta in media per l'83% sui bilanci regionali, e sulla quale sarà invocato, cifre alla mano, il rispetto rigoroso del «patto» di dicembre. Altre contestazioni, se venissero confermate le misure in discussione, arriverebbero senz'altro dai medici, che hanno appena firmato il nuovo contratto, ma anche dalla filiera farmaceutica, dalle industrie alla distribuzione.
La manovra pre-federalismo fiscale, intanto, tenterà di mettere mano agli sprechi del settore. Ma avrà un piatto forte, sul piano della "cassa sicura", dal passo indietro sul finanziamento necessario per evitare la rinascita del superticket da 10 euro sulla specialistica creato con la finanziaria 2007 di Prodi e poi sempre evitato con successive coperture governative. Ora il governo pensa di fare marcia indietro: l'incasso del superticket da 10 euro vale circa 834 milioni l'anno e quella è la base di partenza del risparmio massimo possibile. Ma nell'ultima versione si è fatta largo l'ipotesi di un non rifinanziamento per 600 mi-lioni: il punto di riferimento sarebbe a quel punto un superticket da 7,50 euro. Ma, sia chiaro, le regioni decideranno autonomamente come- cosa fare, anche applicando in alternativa altri ticket, di differente valore, per altre prestazioni. Il risultato sarebbe un nuovo spezzatino regionale da ticket. Le misure entrerebbero subito in vigore per decreto legge: la bozza di decreto parlava ieri diapplicazionedal 1?luglio.
Ecco poi la partita dei tagli agli stipendi dei dirigenti. Che potrebbe toccare anche il settore sanitario. I manager di asl e ospedali, ma anche i medici del servizio pubblico. Partita anche sindacalmente delicatissima. Nella bozza di provvedimento (applicazione dal 1? gennaio) si fanno anche dei calcoli su una base di taglio applicato agli emolumenti sopra gli 80 milioni di euro lordi l'anno: il gettito stimato sarebbe di circa 400 milioni. Più sale la base di reddito di riferimento, più si restringe la platea dei colpiti dal prelievo e, dunque, più si restringe il risparmio possibile.
Sulla farmaceutica, infine, deve ancora essere raggiunta la "quadra" delle misure da inserire in manovra, che ancora non sono decise: dai tagli ai margini dei grossisti ai prezzi degli off patent a una serie di misure per contenere la farmaceutica ospedaliera.
Senza scordare che mentre la manovra tenta di aggredire la spesa sanitaria, resta il rebus delle regioni che corrono il rischio di dover aumentare fin da giugno le addizionali Irpef e Irap. Non a caso il capitolo della tenuta dei piani di rientro dai maxi disavanzi di asl e ospedali è in bella evidenza sui tavoli governativi. Finora qualche frutto lo hanno dato, ma ancora non basta. Il rapporto presentato proprio ieri da Farmafactoring stima ad esempio che nel 2012, se non implementati, i piani di rientro dal debito lasceranno ancora in rosso le casse locali per 3,9 miliardi, che scenderebbero a 1,2 miliardi solo se i progetti di risanamento venissero rafforzati. Anche per questo il governo vuole stringere i freni.