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14 febbraio 2010
Per i debiti Asl pignoramenti dal 1° marzo
di Roberto Turno (da Il Sole-24 Ore)


Milleproroghe amaro per le regioni con extradeficit sanitari e agrodolce per le aziende creditrici. I governatori con i conti in rosso di Asl e ospedali, che speravano di ottenere altri tre anni per l'attuazione dei loro piani di rientro dal debito, con il maxi emendamento al decreto 194 non hanno avuto alcuna proroga sul filo di lana dei programmi di risanamento ma hanno dovuto incassare invece lo sblocco dal 1? marzo dei pignoramenti che Finanziaria 2010 e «Patto salute » avevano appena congelato per un anno intero. Un'autentica gelata per i bilanci regionali, su cui adesso si scaricheranno pagamenti esecutivi per diversi miliardi di euro: soltanto in Campania si calcolano somme per 1,7 miliardi. Mentre le imprese creditrici, che attendono anche da pił di due anni il saldo delle fatture, incassano la vittoria di principio contro una norma di dubbia costituzionalitą, ma nei fatti non avranno subito indietro le somme loro dovute.


La retromarcia del Governo sui pignoramenti rispetto a quanto deciso in dicembre con la manovra, e concordato con le regioni nel «Patto per la salute 2010-2012», sposta insomma indietro le lancette dei conti sanitari. Anche con un risvolto a suo modo paradossale, visto l'inutile pressing tentato anche da Palazzo Chigi per rispettare l'accordo con i governatori: alla fine ha prevalso il fumus di incostituzionalitą che pesava sulla norma. Come inutile s'č rivelata la protesta sotto traccia esercitata in Senato dalle regioni: il mancato rispetto del «Patto», a questo punto, verrą fatto valere in altre sedi per ottenere a compensazione finanziamenti in pił, considerato che si dą ormai per persa la partita per riuscire a cambiare il milleproroghe alla Camera da qui al 28 febbraio, giorno della sua decadenza.


Le imprese creditrici esprimono un atteggiamento di contenuta soddisfazione. Spiega Angelo Fracassi, presidente di Assobiomedica: «Ovviamente siamo contenti che Governo e Parlamento si siano resi conto che il blocco dei pignoramenti per 12 mesi era una decisione assurda e incostituzionale, che non avrebbe certo risolto i problemi delle regioni sotto piani di rientro». Il blocco viene ora ridotto a due mesi, e dunque dal1?marzononcisarąpiłalcuno stop: «Il danno per le imprese si riduce drasticamente e si evitano altri contenziosi che sicuramente si sarebbero aperti -aggiunge Fracassi -.Si poteva evitare quella misura punitiva gią quando Confindustria e Assobiomedica si fecero vigorosamente sentire durante la discussione della Finanziaria».


Dalla Campania, forse la regione pił esposta con i creditori tra quelle con piani di rientro, č subito partita la protesta. Anche il sub commissario per la sanitą, Giuseppe Zuccatelli, ha messo in guardia: «L'abolizione della norma č un grave scivolone. Il blocca-pignoramenti serviva a liberare risorse per poter pagare immediatamente i debiti di tutti i fornitori. In questo modo si renderą ancora pił problematico, se non impossibile, pagare i debiti, sia quelli vecchi che i nuovi, favorendo le banche e gli istituti legali». Tra spese legali e interessi bancari, la Campania paga circa 300 milioni l'anno.


Intanto continua a segnare tempesta il barometro dei ritardi del Ssn nei rimborsi ai fornitori. Le ultime elaborazioni di Assobiomedica indicano a fine 2009 uno scoperto verso le imprese per 4,613 miliardi e tempi medi di rimborso di 259 giorni per prodotti biomedicali. Ma attenzione: la Calabria paga dopo 784 giorni, la Campania dopo 641, il Molise ne impiega 619. In fondo alla lista ci sono tutte le regioni con extradeficit sanitari.