
Non sono sull'Aventino. O almeno, non ancora. Ma mentre le regioni propongono la loro rivoluzione del settore farmaceutico, tutte le categorie della filiera del farmaco, ciascuna per la propria parte, non hanno dubbi: «Non ci stiamo». E così, in attesa che decolli il tavolo governo-regioni previsto dal «Patto per la salute», le industrie (di farmaci etici e di generici), i farmacisti ei grossisti rimandano al mittente, i governatori, una riforma che dicono subito di non condividere.
Farmaci, si ricomincia. Con previsioni per il 2010 di un rosso da 2,9 miliardi (600 milioni in farmacia, 2,3 miliardi in ospedale) le regioni hanno messo a punto la loro ricetta sui farmaci da discutere al tavolo col governo. Una proposta (si veda «Il Sole- 24 Ore» del 31 gennaio) che spazia dai generici (distribuzione «per conto» in farmacia con tanto di gare per acquisti a prezzi più vantaggiosi) ai tagli ai grossisti, dalla limatura dei listini degli
off label alla ricontrattazione dei prezzi dei farmaci innovativi, fino alla rinascita del tetto unico farmacia-ospedale. Ce ne sarebbe per tutta la filiera, insomma. E infatti tutta la filiera insorge.
In attesa di una valutazione complessiva del documento regionale, Farmindustria preferisce sottolineare due aspetti di fondo. Spiega il presidente Sergio Dompé: «Andare verso l'Europa, significa farlo in termini di prezzi e di remunerazione netta. In Italia siamo ai livelli più bassi. E poi si deve sgomberare il campo dalla logica del "tetto": perché esiste solo sulla farmaceutica, l'unico settore in sanità con i conti in regola, anzi in discesa?». Serve concertazione, dice Dompé. E concertazione reclamano anche i produttori di generici. Afferma Giorgio Foresti, presidente di Assogenerici: «Si tratta di provvedimenti che se applicati nella formulazione oggi nota, porterebbero al collasso tutto il sistema produttivo. Assogenerici comprende la necessità di contenere la spesa, e ritiene che proprio per la gravità della situazione sia il momento di aprire un tavolo permanente per affrontare i problemi strutturali del comparto».
In subbuglio anche l'universo della distribuzione. Carmelo Riccobono, presidente Adf (grossisti), non ha dubbi: «Il canale distributivo (grossisti più farmacie) in Italia costa su una confezione di prezzo medio 3,30 euro contro una media Ue di 5,38. Siamo pronti a documentare l'impraticabilità di riduzioni dei margini dei grossisti, che porterebbero allo snaturamento della nostra funzione, perché dovremmo abbassare il livello del servizio».
Sulla stessa lunghezza d'onda i farmacisti. «Prendiamo atto che la distribuzione diretta delle strutture pubbliche è fallita», attacca Annarosa Racca, presidente di Federfarma. Che contesta «l'obiettivo di comprimere l'assistenza farmaceutica territoriale che s'è dimostrata virtuosa, per continuare a pagare a piè di lista la spesa farmaceutica ospedaliera»,e respinge l'ipotesi del tetto unico farmacia- ospedale. Siamo pronti a «un confrontoper ottenere risparmi reali e valore aggiunto in trasparenza e qualità del servizio », conclude Racca, «anche ridiscutendo i criteri di remunerazione dell'intera filiera». Ma sia chiaro: senza colpi di mano.