
«Effetto Brunetta» sulle organizzazioni sindacali del Sevizio sanitario nazionale: delle attuali 106 sigle che oggi rappresentano i 139mila medici e dirigenti non medici solo otto saranno rappresentative con l'applicazione della riforma della pubblica amministrazione (Dlgs 150/2009).E con la«riforma Brunetta » che riduce i comparti di contrattazione da otto a quattro e accorpa alla Sanità le Regioni (Enti locali esclusi) gli otto sindacati rappresenteranno anche la dirigenza delle Regioni.
Di questi - come riporta nel dettaglio l'ultimo numero del settimanale «Il Sole-24 Ore Sanità » in distribuzione da oggi sei sono sindacati medici e due le confederazioni Cgil e Cisl, già oggi maggiormente rappresentative (con la Uil e altre due sigle) per la dirigenza delle Regioni. I sindacati della dirigenza non medica invece si fondono con quelli dei "dottori" del Ssn.
In testa nella nuova rappresentatività della dirigenza SsnRegioni, secondo i numeri dell'ultima rilevazione valida per le trattative 2006-2009, ci sono gli ospedalieri dell'Anaao, anche oggi maggior sindacato di settore, in cui confluisce lo Snabi, maggior sindacato invece della dirigenza non medica, con una rappresentatività totale del 26,38%. A seguire c'è la Cgil (13,46% di rappresentatività), poi il Fassid (12,11%), che raggruppa medici del territorio, radiologi, chirurghi, ginecologi ed endoscopisti, a cui si uniscono gli psicologi dell'Aupi e i farmacisti ospedalieri del Sinafo. Quindi gli ospedalieri della Cimo ( 12,07%),gli anestesisti rianimatori dell'Aaroi ( 9,79%), la Cisl (9,38%), i primari e i direttori sanitari di Anpo-Ascoti-FialsAnmdo (8,61%) e i medici e veterinari della Fmv ( 8,19%). Per quel che riguarda il personale non dirigente, infine, le cose cambiano poco visto che comunque anche oggi a rappresentare infermieri, tecnici eccetera sono sempre i sindacati confederali nel Ssn.
Intanto i "vecchi" sindacati della dirigenza medica e non medica sono oggi all'Aran per cercare di chiudere il secondo biennio economico 2008-2009 del contratto. Ma la strada è ancora in salita secondo i medici: come dividere l'aumento del 3,2% per il biennio che i medici vorrebbero tutti sulla parte fissa del salario mentre l'Aran, nella bozza di contratto, ne ha destinata parte al salario variabile e come scrivere il capitolo delle sanzioni che sempre la riforma Brunetta ha rivoluzionato, sono gli argomenti su cui ancora le distanze sembrano lontane.