
Via libera definitvo del Consiglio dei ministri al decreto legislativo di attuazione della legge Brunetta di Riforma della pubblica amministrazione (legge n. 15 del 4 marzo 2009).
La riforma, si legge nella nota del ministero, garantisce una migliore organizzazione del lavoro pubblico, assicura il progressivo miglioramento della qualità delle prestazioni erogate al pubblico, ottiene adeguati livelli di produttività del lavoro pubblico e riconosce finalmente i meriti e i demeriti dei dirigenti pubblici e del personale.
Questi i contenuti principali del Dlgs.
Il principio di trasparenza. La trasparenza è intesa come accessibilità totale di tutte le informazioni concernenti l'organizzazione, gli andamenti gestionali, l'utilizzo delle risorse per il perseguimento delle funzioni istituzionali e dei risultati, l'attività di misurazione e valutazione, per consentire forme diffuse di controllo interno ed esterno (anche da parte del cittadino). per questo ogni amministrazione adotta un programma triennale per la trasparenza della performance e per la integrità e prevede una apposita pagina web sul programma di trasparenza e integrità.
Premiare il merito. L'asse della riforma è l'attribuzione selettiva degli incentivi economici e di carriera, in modo da premiare i capaci e i meritevoli, invertendo la generale tendenza alla distribuzione a pioggia dei benefici che da decenni si verifica nella pubblica amministrazione. Il decreto, spiega la nota del ministero, fissa in materia una serie di principi nuovi: non più di un quarto dei dipendenti di ciascuna amministrazione potrà beneficiare del trattamento accessorio nella misura massima prevista dal contratto, non più della metà potrà goderne in misura ridotta al cinquanta per cento, mentre ai lavoratori meno meritevoli non sarà corrisposto alcun incentivo. La distribuzione tra le varie fasce può essere derogata dalla contrattazione collettiva integrativa entro limiti predeterminati.
Valutazione della performance. Il decreto realizza il passaggio dalla cultura di mezzi (input) a quella di risultati (output ed out come) al fine di produrre un tangibile miglioramento della performance delle amministrazioni pubbliche. Per facilitare questo passaggio si mette il cittadino-cliente al centro della programmazione degli obiettivi, grazie alla customer satisfaction, alla trasparenza e alla rendicontazione; si rafforza il collegamento tra retribuzione e performance.
Si istituisce una apposita commissione per la valutazione, la trasparenza e l'integrità e organismi indipendenti di valutazione, in ciascuna amministrazione. La commissione predisporrà ogni anno una graduatoria di performance delle singole amministrazioni statali in base alla quale la contrattazione collettiva nazionale ripartirà le risorse premiando le migliori strutture e alimentando una sana competizione.
Contrattazione collettiva nazionale e integrativa e riforma dell'Aran. Il Dlgs, prosegue la nota del ministero, si propone di dare vita a un processo di convergenza con il settore privato prevedendo che il dirigente sia, quale rappresentante del datore di lavoro pubblico (identificato in modo ampio nei cittadini utenti e nei contribuenti), il responsabile della gestione delle risorse umane e della qualità e quantità del prodotto delle pubbliche amministrazioni.
La legge non può essere derigata dal contratto a meno di specifica indicazione della legge stessa, posto dal legislatore in apertura della legge n. 15/2009 cui viene data puntuale attuazione nel decreto legislativo in ragione della peculiarità della parte datoriale pubblica. Le nuove disposizioni creano un legame forte tra contrattazione decentrata, valutazione e premialità: in particolare, viene rafforzato, in coerenza con il settore privato, il condizionamento della contrattazione decentrata, e quindi della retribuzione accessoria, all'effettivo conseguimento di risultati programmati e di risparmi di gestione.
L'Aran viene rafforzata prevedendo che il presidente sia nominato con Dpr, previo favorevole parere delle competenti commissioni parlamentari. Il presidente rappresenta l'agenzia e coordina il comitato di indirizzo e controllo, composto da quattro esperti di riconosciuta competenza, con il compito di coordinare la strategia negoziale e di assicurarne l'omogeneità, verificando che le trattative si svolgano in coerenza con le direttive contenute negli atti di indirizzo.
I dirigenti. I dirigenti sono i veri responsabili dell'attribuzione dei trattamenti economici accessori in quanto ad essi compete la valutazione della performance individuale di ciascun dipendente, secondo criteri certificati dal sistema di valutazione.
La nuova normativa valorizza la figura del dirigente, il quale avrà a disposizione reali e concreti strumenti per operare e sarà sanzionato, anche economicamente, qualora non svolga efficacemente il proprio lavoro.
Viene promossa la mobilità, sia nazionale che internazionale, dei dirigenti e si prevede che i periodi lavorativi svolti saranno tenuti in considerazione ai fini del conferimento degli incarichi dirigenziali.
Sono infine fissate nuove procedure per l'accesso alla dirigenza: in particolare, si prevede che l'accesso alla qualifica di dirigente di prima fascia nelle amministrazioni statali e negli enti pubblici non economici avviene per concorso pubblico per titoli ed esami, indetto dalle singole amministrazioni per il 50% dei posti disponibili annualmente, e che i vincitori del concorso saranno tenuti a compiere un periodo di formazione presso uffici amministrativi di uno stato dell'unione europea o di un organismo comunitario o internazionale.
Sanzioni e procedimento disciplinare. Il decreto determina, in primo luogo, una semplificazione dei procedimenti e un incremento della loro funzionalità, soprattutto attraverso l'estensione dei poteri del dirigente della struttura in cui il dipendente lavora, la riduzione e la perentorietà dei termini, il potenziamento dell'istruttoria, l'abolizione dei collegi arbitrali di impugnazione e la previsione della validità della pubblicazione del codice disciplinare sul sito telematico dell'amministrazione.
Viene poi disciplinato in modo innovativo il rapporto fra procedimento disciplinare e procedimento penale; per i casi di false attestazioni di presenze o di falsi certificati medici sono introdotte sanzioni molto incisive, anche di carattere penale, non soltanto nei confronti del dipendente, ma altresì del medico eventualmente corresponsabile. Per esigenze di certezza e di omogeneità di trattamento viene definito un catalogo di infrazioni particolarmente gravi assoggettate al licenziamento, che potrà essere ampliato, ma non diminuito, dalla contrattazione collettiva.
Immediata la reazione dei medici del Ssn.
«Una legge centralista, che limita gli spazi professionali sindacali dei medici e dei dirigenti del Ssn. Una legge discriminatoria del servizio pubblico che riduce le prerogative sindacali ad esclusivo vantaggio della discrezionalità politica» è il commento di Carlo Lusenti Coordinatore della Cosmed (la Confederazione che rappresenta i medici e i dirigenti del Ssn) sulla riforma.
«Brunetta - prosegue - va avanti con una Legge che avrà notevoli ripercussioni anche sul personale del servizio sanitario nazionale.
E' un decreto che va a regolamentare per legge materie finora di natura pattizia e di contrattazione e a limitare le autonomie del Ssn.
Uno schema rigido e burocratico che non tiene conto delle specificità del Servizio sanitario nazionale, irregimentato, alla faccia del federalismo, in una gabbia normativa come tutto il pubblico impiego.
Senza concertazione con le organizzazioni sindacali e senza tener contro delle sue specificità, l'area medica viene diluita ed omologata in una non ancor meglio precisata area di dirigenza delle Regioni, sia pur con un contratto specifico insieme a tutta la dirigenza sanitaria.
Un pubblico impiego sempre più sotto tiro della discrezionalità politica: l'autonomia e l'indipendenza della pubblica amministrazione viene posta sempre più sotto il controllo politico, vero motore di meccanismi di punizione e di promozione economica del personale.
Un disegno coerente per scaricare sui dipendenti, ed in particolare sui dirigenti, le disfunzioni del servizio pubblico.
In tal modo viene mandata assolta una classe politica sempre più invasiva ed invadente che diventa non solo datrice di lavoro ma padrona della cosa pubblica.
Anche noi andremo avanti segnalando ai cittadini ed lavoratori della pubblica amministrazione gli effetti dirompenti di questa pseudoriforma, non efficacemente contrastata nemmeno dalle Regioni e dall'opposizione politica, evidentemente allineate al populismo mediatico che identifica nei medici e nei dirigenti pubblici un facile capro espiatorio, proprio nel momento in cui si predispongono i tagli mortali ai finanziamenti per il servizio sanitario nazionale».