
La spesa farmaceutica convenzionata a carico dello Stato in farmacia, esplode quella in ospedale. Risultato: a metà 2009 i conti per pillole e sciroppi gratuiti in farmacia hanno fatto segnare un risparmio di 178,4 milioni rispetto al tetto di spesa totale, mentre quelli in ospedale fanno segnare un rosso di 899 milioni che a fine anno rischiano di superare i 2 miliardi di buco. Un disavanzo che per legge è interamente a carico delle Regioni.
È un bilancio a due facce - e comunque con le solite e profonde differenze a livello regionale - quello che emerge dalla verifica semestrale appena fatta dall'Aifa, l'Agenzia del farmaco, sul rispetto del tetto di spesa farmaceutica (convenzionata e in ospedale) programmato per il 2009. Un bilancio che conferma l'andamento piatto dei conti a carico dello Stato in farmacia con un modesto +0,3% rispetto ai primi sei mesi dell'anno precedente, ma con un tetto che a livello nazionale è stato del 13,3%, dunque con un -0,3% rispetto al budget, nonostante la riduzione del tetto stesso dal 14 al 13,6 per cento. Un bilancio, quello dell'Aifa, che invece fa registrare ancora una volta una crescita dei consumi di farmaci in ospedale: in sei mesi il tetto a livello nazionale (2,4%) è stato superato dell'1,7%, producendo pertanto una perdita di poco meno di 900 milioni soltanto nel semestre.
La spesa in farmacia (che include anche ticket e distribuzione diretta) ha visto 13 regioni restare dentro o al di sotto dell'asticella del 13,6%, con le performance più basse a Bolzano (9,8%) e Trento ((10,9%). Le 8 regioni che hanno sfondato il tetto sono tutte del Sud, compreso il Lazio. Al top c'è la Calabria con un valore del 15,5%, seguita da Lazio col 15,2% e dalla Sicilia col 14,8 per cento. Il Lazio, peraltro, come spesa netta in farmacia (esclusi ticket e distribuzione diretta) ha fatto segnare il calo più vistoso(-6,1%) e una crescita fortissima delle entrate per ticket (+214%) reintrodotto a fine 2008. In aumento in tutta Italia anche il numero di ricette: +2,6%, con un picco massimo del +4,9% in Piemonte e addirittura un calo dello 0,8% in Calabria. Un calo di spesa, quello fatto segnare in farmacia, che dipende sia dall'aumento del mercato dei generici, sia dal budget annuale di spesa per singola azienda farmaceutica, che ha sempre più imposto di frenare le politiche di marketing per evitare di doversi fare carico di eventuali ripiani.
Cambia invece lo scenario per quanto riguarda la spesa farmaceutica ospedaliera. Il quasi raddoppio dei consumi è legato a doppio filo al fatto che quasi tutti i nuovi farmaci a più alto costo sono nel "prontuario ospedaliero", anche se poi la terapia inizia in ospedale ma poi prosegue a casa dell'assistito. I più gettonati sono stati i farmaci oncologici per via orale e quelli biologici per il trattamento dell'artrite reumatoide e della psoriasi. Nel caso della spesa farmaceutica ospedaliera, tutte le regioni hanno superato il tetto del 2,4 per cento. Ma se il Molise s'è attestato al 2,8%, la Sardegna ha fatto segnare il doppio, raggiungendo il 5,6 per cento.