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13 settembre 2009
Errani: «Superticket, tagli e addizionali? Così il patto sulla salute non va»
di Roberto Turno (da Il Sole-24 Ore)


«Così non ci siamo». Precisa di parlare a titolo personale, in attesa di una valutazione fatta insieme a tutte le Regioni. Ma Vasco Errani, rappresentante dei governatori, non ha dubbi: la proposta di «Patto per la salute» inviata dal Governo, come anticipato ieri da Il Sole- 24 Ore, è da riscrivere. I conti non tornano, la soluzione dei ticket antideficit è sbagliata, l'intero percorso non aiuta a combinare il contenimento della spesa e la qualità dei servizi. E se, senza accordo, il Governo procedesse da sé per decreto, dice Errani, farebbe un errore gravissimo. Intanto giovedì ci sarà il vertice col Governo, presente Berlusconi, su tutte le partite in sospeso: oltre la Sanità, i Fas, la casa, la scuola, il ministero del Turismo.


Presidente Errani, il Governo ha svelato le sue carte sul «Patto per la salute». E vi propone ancora un finanziamento lontano dalle vostre richieste. Mancano sempre 7 miliardi?
Noi siamo pronti a ragionare sul fatto che c'è la crisi e che l'inflazione è a zero. Ma la sottostima dei fondi per la Sanità resta pesantissima. Senza contare che va ancora finanziata l'abolizione del ticket sulla specialistica per il 2010 e che mancano gli 800 milioni per l'extrasconto sui farmaci. Così non ci siamo proprio. A maggior ragione a questo punto serve una riflessione seria e molto approfondita. Forse anche, io penso, trovando un riferimento "terzo", tra Governo e Regioni, che ai tavolidi confronto possa dare valutazioni obiettive, con uno spirito, appunto, di terzietà.


Al Governo non sarà facile trovare altri fondi.
Se facessimo un Patto non fondato sulla sostenibilità reale tra finanziamento ed erogazione delle prestazioni, faremo tutti un errore. E se si dovesse dire che mancano le risorse, il Governo dovrà assumersi la responsabilità di proporre una riduzione dei livelli essenziali di assistenza. Lo dica Berlusconi davanti alle Tv.


Per il Ssn però non è più tempo di pannicelli caldi.
Certamente. E le Regioni non si sottraggono alle loro responsabilità. Ma la proposta del Governo è piena di contraddizioni. Per il personale, ad esempio, se non si raccordano i parametri finanziari all'assetto dei servizi e delle prestazioni, si sbaglia: se acquisto servizi nel privato, posso avere poco personale, ma i conti poi non tornano lo stesso. È sbagliato un taglio semplicemente economicistico nell'affrontare il rapporto tra governo della spesa e qualità. Territorio, politiche sanitarie e governo della spesa non possono essere separati.


Il Governo propone i ticket in funzione anti-deficit.
Anche qui dobbiamo intenderci. L'automatismo in quei termini secondo me è un altro errore. Se una Regione fa una scelta ed è in grado di finanziare il suo sistema anche oltre il Fondo sanitario, pur stando dentro parametri concordati, ci deve essere una flessibilità.

E se il Governo, senza accordo, procedesse autonomamente per decreto legge?
Le forzature unilaterali porterebbero a una situazione gravissima. Io non voglio neppure prendere in considerazione l'ipotesi che non si possa arrivare a una sintesi. Dobbiamo lavorare tutti a una sintesi, la nostra Costituzione è fondata sulla leale collaborazione.